<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/rss2full.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><rss xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" version="2.0"><channel><title>neolabs</title><link>http://www.neolabs.it/</link><description>neolabs RSS</description><copyright>Copyright 2010 http://www.neolabs.it/</copyright>
<docs>http://blogs.law.harvard.edu/tech/rss</docs>
<managingEditor>info@neolabs.it</managingEditor>
<webMaster>info@neolabs.it</webMaster>
<language>IT-it</language>
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<title>Auguri Fabio!</title>
<link>http://www.neolabs.it/archives/auguri-fabio</link>
<dc:creator>neolabs</dc:creator>
<description><![CDATA[Fabio, buon compleanno!]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.neolabs.it/wp-content/themes/exiria/scripts/timthumb.php?src=http://www.neolabs.it/wp-content/uploads/2011/03/blog_auguri_fabio.png&amp;w=624&amp;h=213&amp;q=95&amp;zc=1" alt="Auguri Fabio!" /><br /><br /><p>Fabio, buon compleanno!</p>]]></content:encoded>
</item>


<item>
<title>Si scrive EMAIL, scompare il trattino.</title>
<link>http://www.neolabs.it/archives/si-scrive-email-scompare-il-trattino</link>
<dc:creator>neolabs</dc:creator>
<description><![CDATA[Se avevate un dubbio, da oggi non l&#8217;avrete più: &#8220;Email&#8221;, posta elettronica, si scrive così, senza trattino. Non più &#8220;E-mail&#8221; o &#8220;e-mail&#8221;, ma un nuova parola, coniata<a href="http://www.neolabs.it/archives/si-scrive-email-scompare-il-trattino"> Read More...</a>]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.neolabs.it/wp-content/themes/exiria/scripts/timthumb.php?src=http://www.neolabs.it/wp-content/uploads/2011/03/blog_email.png&amp;w=624&amp;h=213&amp;q=95&amp;zc=1" alt="Si scrive EMAIL, scompare il trattino." /><br /><br /><p>Se avevate un dubbio, da oggi non l&#8217;avrete più: &#8220;Email&#8221;, posta elettronica, si scrive così, senza trattino. Non più &#8220;E-mail&#8221; o &#8220;e-mail&#8221;, ma un nuova parola, coniata dall&#8217;aggiornamento dello Style Book dell&#8217;Associated Press, un manuale di scrittura con delle linee guida che i giornalisti interni sono tenuti a rispettare. Se ne esistesse uno analogo in Italia, potremmo sapere una volta per tutte se scrivere &#8220;centro-sinistra&#8221; o &#8220;centrosinistra&#8221;, ma questo è un problema politico su cui si sono divisi, forse invano, gli addetti ai lavori.</p>
<p><strong>Esperanto digitale.</strong> Nelle nuove modifiche introdotte nell&#8217;edizione 2011 del manuale c&#8217;è quindi l&#8217;abbandono del trattino dell&#8217;email, insieme a quello di smart-phone e cell-phone, che diventano ora smartphone e cellphone. Ma è la scelta di virare su &#8220;Email&#8221; a catturare il momento linguistico, con una parola universale che è entrata nel tessuto lessicale di tutto il mondo, una delle più azzeccate sintesi fonetiche della globalizzazione. In tutto il pianeta un&#8217;email è un&#8217;email, come gli hamburger multinazionali e una Coca cola. E come stanno diventando i social network e le &#8216;app&#8217; per smartphone.</p>
<p>Attenzione perché le direttive dell&#8217;Ap non sono automaticamente neologismi o cambiamenti ufficiali della sintassi, ma solo di un codice autodefinito: si potrà continuare tranquillamente a scrivere &#8220;E-mail&#8221; senza paura di commettere errori di ortografia o di essere redarguiti dal capo. A meno che non si lavori all&#8217;Associated Press.  Sono modifiche al linguaggio che però viaggiano verso la sintesi a livello mondiale, avvicinando pian piano la parola al simbolo e al concetto dell&#8217;icona.</p>
<p><strong>La prossima vittima.</strong> Altre mutazioni lessicali arriveranno senza dubbio il prossimo anno. L&#8217;esplosione dei social network ad esempio richiede termini semplici per indicare che qualcuno ha cliccato &#8220;mi piace&#8221; su Facebook. Attualmente, ci vuole un&#8217;intera frase. Ma potrebbe arrivare un vocabolo che riassuma in poche lettere l&#8217;azione del premere il &#8220;Like button&#8221;: ci permettiamo di suggerire &#8220;cLiked&#8221;. C&#8217;è poi da fare chiarezza sulle coniugazioni dei verbi al passato per indicare azioni su Twitter: è giusto dire &#8220;twitted&#8221; oppure &#8220;twittered&#8221;? E bisognerà intervenire anche sul nome proprio del web. Che al momento molti scrivono in maiuscolo, &#8220;Internet&#8221;, e altrettanti in minuscolo, &#8220;internet&#8221;. Per correttezza, trattandosi di uno strumento, andrebbe in minuscolo. Ma essendo un riferimento così preciso e globale, forse l&#8217;Ap deciderà per il maiuscolo. </p>
<p>L&#8217;elisione del trattino è stata annunciata nell&#8217;ambito dell&#8217;edizione 2011 dell&#8217;Aces, un <a href="http://transition.columbiamissourian.com/" target="_blank">workshop statunitense</a> dedicato ai correttori di bozze e agli &#8220;editor&#8221;. Strano che Ap abbia deciso di concentrarsi &#8220;ufficialmente&#8221; solo su tre parole, mentre il dubbio rimane su molte altre. E-book o Ebook? E-learning, Elearning o elearning? Il dibattito è aperto. Lo scorso anno, al posto delle elisioni Ap ha suggerito una contrazione, eliminando uno spazio: per indicare un sito web, il bravo correttore di bozze dovrà scrivere &#8220;website&#8221; e non più &#8220;web site&#8221;.</p>
<p>Sono piccole correzioni che col tempo sedimentano nel linguaggio, assurgendo all&#8217;ufficialità di parola. Vocaboli necessari quando si ha a che fare con la tecnologia, perché i concetti e le invenzioni diventano strumenti quotidiani: staccare la &#8220;E&#8221; di email per indicare che si parla di posta elettronica, non ha più senso in un mondo in cui il digitale comanda su tutto. E quindi &#8220;Email&#8221; è solo una variazione della consueta &#8220;mail&#8221;, una categoria in più associata al concetto di &#8220;posta&#8221;. In italiano però si dovrà ancora scrivere &#8220;posta elettronica&#8221;, unire le due parole sarà sempre errore blu.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/03/23/news/email_e_non_pi_e-mail_la_posta_perde_il_trattino-13957822/" target="_blank">repubblica.it</a></p>]]></content:encoded>
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<title>Silicon Valley? Non c’è campo!</title>
<link>http://www.neolabs.it/archives/silicon-valley-non-ce-campo</link>
<dc:creator>neolabs</dc:creator>
<description><![CDATA[Come summit tra il presidente della superpotenza mondiale e i &#8220;padroni del cyber-universo&#8221; poteva andare meglio. Barack Obama e i massimi imprenditori della Silicon Valley sono stati<a href="http://www.neolabs.it/archives/silicon-valley-non-ce-campo"> Read More...</a>]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.neolabs.it/wp-content/themes/exiria/scripts/timthumb.php?src=http://www.neolabs.it/wp-content/uploads/2011/02/blog_cena.png&amp;w=624&amp;h=213&amp;q=95&amp;zc=1" alt="Silicon Valley? Non c’è campo!" /><br /><br /><p>Come summit tra il presidente della superpotenza mondiale e i &#8220;padroni del cyber-universo&#8221; poteva andare meglio. Barack Obama e i massimi imprenditori della Silicon Valley sono stati umiliati dal flop dei loro telefonini. C&#8217;è un &#8220;giallo&#8221; dietro la cena tra il presidente 1 e i leader di Google, Facebook, Apple giovedì sera: perché nessuno di loro ha raccontato qualcosa su Twitter? Di solito da questi eventi arrivano dei mini-segnali in tempo reale, frammenti di gossip, o qualche meditazione filosofica. Invece durante la serata organizzata a Woodside nella casa del celebre venture capitalist John Doerr, tutto taceva.</p>
<p>Discrezione, riservatezza? Un po&#8217; strano, in quest&#8217;epoca di trasparenza. E poi la cena tra Obama, Steve Jobs, Marck Zuckerberg e tutti gli altri era un evento di pubbliche relazioni, non un summit per discutere di segreti industriali. La vera ragione di quell&#8217;assordante silenzio digitale l&#8217;ha dovuta confessare lo stesso chief executive di Twitter, Dick Costolo (che partecipava alla cena insieme agli altri): &#8220;I telefonini non funzionavano, in quella zona non c&#8217;era copertura, impossibile mandare dei tweet&#8221;.</p>
<p>Come in molte aree della Silicon Valley, peraltro. Chi frequenta quella zona sa che &#8220;la culla&#8221; di tutte le rivoluzioni tecnologiche degli ultimi cinquant&#8217;anni è una delle zone del mondo peggio attrezzate in quanto a ripetitori. Un tempo se ne faceva un vanto: tutto merito dell&#8217;ambientalismo, che impediva di deturpare il paesaggio con le &#8220;torri&#8221;. Ma la scusa non spiega perché i telefonini funzionano male anche nella vicina San Francisco, dove pure ci sono grattacieli e le antenne verrebbero dissumulate.</p>
<p>D&#8217;altronde sulla costa opposta, qui a New York, sappiamo che è raro concludere in modo &#8220;naturale&#8221; una conversazione al cellulare senza che cada la linea. Così grazie alla &#8220;cena del futuro&#8221; tra Obama e i giganti della Silicon Valley è caduto il velo su un piccolo sporco segreto dell&#8217;America: il paese dove i telefonini funzionano sempre peggio. Le cause? Di recente si tende a dare la colpa al boom degli smartphone, Blackberry e soprattutto iPhone, le cui applicazioni divorano potenza dalle reti. Ma è una spiegazione parziale.</p>
<p>In realtà la causa di fondo è il comportamento delle aziende telecom. Gli smartphone per loro sono una fonte di profitti: perché non investono per potenziare le reti? Perché le telecom sono tornate ad essere un oligopolio. Il paesaggio industriale del settore è segnato da una concentrazione crescente. AT&#038;T, T-Mobile e Verizon la fanno da padroni. In molti Stati Usa la scelta per l&#8217;utente è limitata a soli due operatori.</p>
<p>In queste situazioni la collusione tra i colossi ai danni del mercato è molto facile. Se il consumatore non ha alternativa, perché investire per migliorargli il servizio? Meglio ingrassare i profitti aziendali, e i bonus dei chief executive. Che poi li reinvestono altrove: magari in finanziamenti alle campagne elettorali, anche quelle di Obama.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/02/19/news/cellulari_stop_silicon_valley-12654737/" target="_blank">repubblica</a></p>]]></content:encoded>
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<title>E-commerce: procedure burocratiche</title>
<link>http://www.neolabs.it/archives/e-commerce-procedure-burocratiche</link>
<dc:creator>neolabs</dc:creator>
<description><![CDATA[Un negozio di E-Commerce ricalca a tutti gli effetti un&#8217;attività di vendita con l&#8217;unica differenza che le tutte le operazioni, compresa la transazione economica, si svolgono su<a href="http://www.neolabs.it/archives/e-commerce-procedure-burocratiche"> Read More...</a>]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.neolabs.it/wp-content/themes/exiria/scripts/timthumb.php?src=http://www.neolabs.it/wp-content/uploads/2011/02/blog_ecomm.png&amp;w=624&amp;h=213&amp;q=95&amp;zc=1" alt="E-commerce: procedure burocratiche" /><br /><br /><p>Un negozio di E-Commerce ricalca a tutti gli effetti un&#8217;attività di vendita con l&#8217;unica differenza che le tutte le operazioni, compresa la transazione economica, si svolgono su internet. Oltre all&#8217;apertura di una partiva iva e della relativa registrazione presso la Camera di Commercio, occorre presentare una dichiarazione di inizio attività presso il Comune di residenza dell&#8217;azienda o della ditta individuale. Per questa dichiarazione esiste un apposito modello che si chiama &#8220;COM 6 BIS&#8221;. Una volta presentata la dichiarazione di inizio attività è previsto un arco di tempo di 30 giorni entro cui il Comune possa rispondere e comunque, superato il termine dei 30 giorni dalla presentazione del modello &#8220;COM 6 BIS&#8221; vige il principio del silenzio-assenso. Si consiglia in ogni caso di verificare presso il Comune l&#8217;accettazione del presente modulo.</p>
<p><a href='http://www.neolabs.it/wp-content/uploads/2011/02/modello-com6-bis.pdf' target="_blank">Scarica il modulo</a></p>]]></content:encoded>
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<title>Il nuovo profilo di Facebook</title>
<link>http://www.neolabs.it/archives/il-nuovo-profilo-di-facebook</link>
<dc:creator>neolabs</dc:creator>
<description><![CDATA[Il Profilo di Facebook si aggiorna e porta tantissime novità non solo a livello estetico ma anche funzionale, semplificherà e renderà più agevole e immediata la fruizione<a href="http://www.neolabs.it/archives/il-nuovo-profilo-di-facebook"> Read More...</a>]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.neolabs.it/wp-content/themes/exiria/scripts/timthumb.php?src=http://www.neolabs.it/wp-content/uploads/2010/12/blog_profilo_new.png&amp;w=624&amp;h=213&amp;q=95&amp;zc=1" alt="Il nuovo profilo di Facebook" /><br /><br /><p>Il Profilo di Facebook si aggiorna e porta tantissime novità non solo a livello estetico ma anche funzionale, semplificherà e renderà più agevole e immediata la fruizione e l’organizzazione delle informazioni personali. La “nostra pagina” sarà profondamente cambiata nell’aspetto e consentirà di mettere in primo piano tutto ciò che merita più attenzione dunque ciò che vogliamo condividere di noi come data di nascita, relazione, lavoro, lingue parlate, ecc… le ultime foto e video in cui siamo taggati, gli amici più importanti e i colleghi più stretti e infine le passioni aggiornate in tempo reale grazie ai nuovi servizi. Ecco come ottenere il nuovo Profilo di Facebook.</p>
<p>Per ottenere il nuovo profilo di Facebook è sufficiente cliccare sul link apposito della pagina che racconta il servizio ossia facebook.com/about/profile/. Sarà subito operativo e si potranno ordinare e completare le informazioni scegliendo quali mettere o togliere e quali evidenziare.</p>
<p>Come raccontato nel blog post ufficiale firmato da Josh Wiseman il profilo personale cambierà mettendo in alto e al centro le info su lavoro, studio, relazioni, data di nascita, lingue parlate e luogo di residenza (ovviamente personalizzabili). Presto sarà operativo anche il nuovo servizio Messages rinnovato.</p>
<p>Tante piccole foto (con una sequenza con immagini da pescare a scelta) e le ultime in cui siamo stati taggati insieme ai video saranno messe in evidenza. La pagina sarà ordinata su tre colonne dedicate rispettivamente ai contatti personali, alle informazioni sull’utente e agli elementi di interesse. Sarà possibile così mettere in risalto le passioni personali dallo sport alla cultura, gli amici più stretti, i parenti e i colleghi.</p>
<p>Ovviamente tutte queste informazioni così gentilmente diffuse e ordinate faranno molto piacere al portale che potrà usarle a scopo commerciale in modo più profondo.</p>
<p>Scopri di più <a href="http://www.facebook.com/about/profile/" target="_blank">&#8220;Presentazione del nuovo profilo&#8221;</a></p>]]></content:encoded>
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<title>Google, mezzo milione di libri</title>
<link>http://www.neolabs.it/archives/google-mezzo-milione-di-libri</link>
<dc:creator>neolabs</dc:creator>
<description><![CDATA[Da oggi Amazon ha un problema in più: Google ha lanciato eBooks, la visione dell&#8217;azienda di Mountain View per il mercato dei libri digitali. Uno sbarco annunciato<a href="http://www.neolabs.it/archives/google-mezzo-milione-di-libri"> Read More...</a>]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.neolabs.it/wp-content/themes/exiria/scripts/timthumb.php?src=http://www.neolabs.it/wp-content/uploads/2010/12/blog_books.png&amp;w=624&amp;h=213&amp;q=95&amp;zc=1" alt="Google, mezzo milione di libri" /><br /><br /><p>Da oggi Amazon ha un problema in più: Google ha lanciato <strong>eBooks</strong>, la visione dell&#8217;azienda di Mountain View per il mercato dei libri digitali. Uno sbarco annunciato che, come tutto ciò che è firmato da Big G, promette rivoluzioni. </p>
<p>Google eBooks è una piattaforma per la lettura e l&#8217;acquisto di libri online che offre un catalogo di centinaia di migliaia di volumi, per ora solo in inglese. Due caratteristiche differenziano eBooks dai suoi principali concorrenti (come il negozio di Amazon per Kindle e il bookstore Apple per iPad): innanzitutto, lavora principalmente &#8216;in the cloud&#8217;, ovvero attraverso una connessione a internet e senza necessità di scaricare file in locale. Inoltre, non ha bisogno di un dispositivo dedicato per la lettura: funziona ovunque sia installato un browser, senza necessità di comprare un e-reader.</p>
<p>Una volta acquistato un libro, dunque, sarà possibile leggerlo sul computer di casa o sullo smartphone, sul netbook o sui tablet con sistema Android (per l&#8217;iPad, fa sapere Google, verrà creata un&#8217;applicazione gratuita). Per iniziare o riprendere la lettura da qualunque dispositivo basterà accedere al proprio account Google inserendo nome utente e password. Se poi si vuole leggere in assenza di connessione, ad esempio in aereo, è possibile attivare la modalità offline. </p>
<p>Gli utenti non sono costretti ad utilizzarre il negozio online di Google per acquistare libri visto che l&#8217;azienda ha siglato accordi con numerosi rivenditori indipendenti. Per l&#8217;utente non cambierà nulla: gli eBook saranno sempre nella stessa libreria virtuale, accessibile online. Al momento, i titoli disponibili sono circa mezzo milione, e Google ha siglato accordi di partnership con oltre quattromila case editrici, tra cui Random House e Oxford University Press.</p>
<p>Il lettore, che è &#8216;costruito&#8217; all&#8217;interno del browser, prevede anche una serie di funzioni tipiche dei reader già esistenti, come la possibilità di variare carattere, dimensione, modalità di lettura (giorno/notte) e interlinea.</p>
<p>Una nota dolente: il vecchio piacere di scambiarsi un libro sarà precluso agli utenti di eBooks, almeno in questa prima release, e il sistema non è compatibile in alcun modo con Amazon: i libri già acquistati non sono leggibili su Google e i libri elettronici acquistati con eBooks non sono leggibili su Kindle. </p>
<p>via <a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/12/06/news/mezzo_milioni_di_libri_per_google_lanciata_la_sfida_a_amazon_e_ipad-9896447/" target="_blank">repubblica.it</a></p>]]></content:encoded>
</item>


<item>
<title>Google, il primo spot tv</title>
<link>http://www.neolabs.it/archives/google-il-primo-spot-tv</link>
<dc:creator>neolabs</dc:creator>
<description><![CDATA[E’ stato lanciato nelle reti RAI e Mediaset il nuovissimo spot di Google Italia. Il colosso dei motori di ricerca usa da tempo il mezzo televisivo negli<a href="http://www.neolabs.it/archives/google-il-primo-spot-tv"> Read More...</a>]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.neolabs.it/wp-content/themes/exiria/scripts/timthumb.php?src=http://www.neolabs.it/wp-content/uploads/2010/12/blog_google_tv.png&amp;w=624&amp;h=213&amp;q=95&amp;zc=1" alt="Google, il primo spot tv" /><br /><br /><p>E’ stato lanciato nelle reti RAI e Mediaset il nuovissimo spot di Google Italia. Il colosso dei motori di ricerca usa da tempo il mezzo televisivo negli Stati Uniti, ma per noi utenti italiani è una novità assoluta.</p>
<p>Il nuovo spot TV si intitola Neo Papà e mostra in che modo i tantissimi servizi Google possono aiutare un papà alle prime armi, dai nomi alle decorazioni per camerette.<br />
Ecco il video promozionale:</p>
<p><a href='http://www.youtube.com/watch?v=FgSXnwVRoHs' rel='lightbox' title='Spot TV Google'>Spot TV Google Italia</a></p>]]></content:encoded>
</item>


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<title>Google, Bing e i “Fattori Sociali” di Facebook e Twitter</title>
<link>http://www.neolabs.it/archives/google-bing-e-i-%e2%80%9cfattori-sociali%e2%80%9d-di-facebook-e-twitter</link>
<dc:creator>neolabs</dc:creator>
<description><![CDATA[Sull’influenza (o farei meglio a dire “non influenza”?) di Facebook e Twitter nell’ambito dell’indicizzazione/posizionamento sui motori di ricerca se ne è parlato ampiamente nel corso dell’ultima edizione<a href="http://www.neolabs.it/archives/google-bing-e-i-%e2%80%9cfattori-sociali%e2%80%9d-di-facebook-e-twitter"> Read More...</a>]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.neolabs.it/wp-content/themes/exiria/scripts/timthumb.php?src=http://www.neolabs.it/wp-content/uploads/2010/12/blog_google_facebook.png&amp;w=624&amp;h=213&amp;q=95&amp;zc=1" alt="Google, Bing e i “Fattori Sociali” di Facebook e Twitter" /><br /><br /><p>Sull’influenza (o farei meglio a dire “non influenza”?) di Facebook e Twitter nell’ambito dell’indicizzazione/posizionamento sui motori di ricerca se ne è parlato ampiamente nel corso dell’ultima edizione del SEO Web Marketing Experience.</p>
<p>E’ un tema sul quale molti continuano a nutrire dubbi e a porsi interrogativi: il fatto che nei motori siano “iniettati” contenuti sociali sta diventando la norma, ma non è ancora chiaro se e quanto questi pesino all’interno delle SERP.</p>
<p>Danny Sullivan (consiglio la lettura dell’intero pezzo, “<a href="http://searchengineland.com/what-social-signals-do-google-bing-really-count-55389" target="_blank">What Social Signals Do Google &#038; Bing Really Count?</a>“) ha posto 7 domande a Google e Bing circa la rilevanza dei “fattori sociali”; ecco la traduzione:</p>
<p><strong>1. Se un articolo è retweettato o citato parecchio in Twitter, considerate ciò come un segnale per trovare tutti i link nofollow che possono naturalmente derivare da esso?</strong></p>
<p><strong>Bing</strong>: Abbiamo bisogno di guardare l’autorevolezza dell’utente. Guardiamo quante persone segue, quante lo seguono, e ciò può aggiungere un po’ di “peso” ai normali risultati della ricerca. Ha un peso molto maggiore in Bing Social Search, dove i tweet di persone autorevoli vengono posizionati in alto, quando osserviamo una miglior pertinenza.</p>
<p><strong>Google</strong>: Si, lo utilizziamo come segnale. E’ usato come segnale sia nella ricerca organica che nel rank delle news. Lo usiamo anche per migliorare le nostre news a livello globale prendendo nota del numero di persone che hanno condiviso un articolo.</p>
<p><strong>2. Quando cercate di calcolare l’autorevolezza di qualcuno che tweetta, ed è associato ad una determinata pagina di Twitter, cercate anche di “conoscere” chi realmente è?</strong></p>
<p><strong>Bing</strong>: Si, calcoliamo l’autorevolezza di chi tweetta. Per noti personaggi pubblici o editori, creiamo l’associazione fra i tweet e la persona.</p>
<p><strong>Google</strong>: Si, facciamo questo calcolo e usiamo la qualità dell’autore. Non conosciamo chi sono tutti nella vita reale </p>
<p><strong>3. Calcolate se un link deve avere più peso a seconda della persona che lo tweetta?</strong></p>
<p><strong>Bing</strong>: Si.</p>
<p><strong>Google</strong>: Si, lo utilizziamo come segnale, in special modo nella sezione “Top links” di Google Realtime Search. L’autorità dell’autore è indipendente dal PageRank, ed è attualmente utilizzata solo in alcuni casi nelle normali ricerche web.</p>
<p><strong>4. Tenete traccia dei link condivisi all’interno di Facebook? Sia quelli sulle Bacheche che quelli sulle Fan Page?</strong></p>
<p><strong>Bing</strong>: Si, guardiamo i link condivisi che sono contrassegnati con “Everyone”, e anche i link condivisi sulle Fan Page.</p>
<p><strong>Google</strong>: Trattiamo i link condivisi sulle Fan Page di Facebook come i link condivisi in Twitter. Non abbiamo dati presi dalle Bacheche di Facebook.</p>
<p><strong>5. Calcolate l’autorevolezza di qualcuno su Facebook? Sia attraverso le Pagine Personali che le Fan Page?</strong></p>
<p><strong>Bing</strong>: No, non lo facciamo. Da Facebook prendiamo solo ciò che è pubblico, solo aggiornamenti e cose rese visibili a tutti. Non prendiamo cose condivise solo con gli amici, quindi non sappiamo quanta autorevolezza ha un utente su Facebook. Su Facebook non c’è lo stesso semplice meccanismo che regola i retweet su Twitter. Mostriamo i contenuti di valore condivisi dagli utenti su Facebook, ma solo quelli pubblici. Per esempio, quando Gary Coleman morì abbiamo notato che un video di Different Strokes con dentro la sua frase preferita (“what ya talk’in ’bout Willis”) cresceva in popolarità. Ciò è successo perché un sacco di persone stavano condividendo quel contenuto il giorno della sua morte.</p>
<p><strong>Google</strong>: Anche in questo caso, applichiamo lo stesso trattamento di Twitter. Non abbiammo dati personali estratti da Facebook.</p>
<p><strong>6. Calcolate se un link deve avere più peso a seconda della persona che lo condivide su Facebook?</strong></p>
<p><strong>Bing</strong>: Siamo in grado di dire se qualcosa è di qualità su Facebook sfruttando Twitter. Se lo stesso link è condiviso su entrambi i social, è più probabile che lo sia.</p>
<p><strong>Google</strong>: Rispondiamo esattamente come per la domanda 5.</p>
<p><strong>7. Giusto per essere chiari, i nuovi dati di Facebook non sono ancora utilizzati all’interno della normale ricerca web, giusto? (domanda posta solo a Bing, in quanto rilevante solo per quel motore)</strong></p>
<p><strong>Bing</strong>: No.</p>
<p>Insomma, “mi piace” e “retweet” non sono ancora i sostituti dei link, ma iniziano comunque ad avere un certo peso negli algoritmi dei motori di ricerca: anche l’illustre Rand Fishkin di SEOmoz, leggendo il pezzo di Danny Sullivan, è giunto alla conclusione che già ora “<a href="http://www.seomoz.org/blog/google-bing-confirm-twitter-facebook-influence-seo" target="_blank">i link condivisi attraverso Twitter e Facebook hanno un impatto diretto sul ranking</a>“.</p>
<p><strong>La “socializzazione della search” è ufficialmente iniziata.</strong></p>
<p>via <a href="http://blog.tagliaerbe.com/2010/12/google-bing-facebook-twitter.html" target="_blank">tagliaerbe</a></p>]]></content:encoded>
</item>


<item>
<title>IPv4 vicino alla pensione</title>
<link>http://www.neolabs.it/archives/ipv4-vicino-alla-pensione</link>
<dc:creator>neolabs</dc:creator>
<description><![CDATA[Un protocollo è un insieme di regole che gestiscono una qualsiasi attività per operare al meglio delle possibilità. Per quanto concerne la rete Internet, tale elemento è<a href="http://www.neolabs.it/archives/ipv4-vicino-alla-pensione"> Read More...</a>]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.neolabs.it/wp-content/themes/exiria/scripts/timthumb.php?src=http://www.neolabs.it/wp-content/uploads/2010/12/blog_ipv4.png&amp;w=624&amp;h=213&amp;q=95&amp;zc=1" alt="IPv4 vicino alla pensione" /><br /><br /><p>Un protocollo è un insieme di regole che gestiscono una qualsiasi attività per operare al meglio delle possibilità. Per quanto concerne la rete Internet, tale elemento è rappresentato dall’IP, il documento normativo che gestisce indirizzamento ed instradamento delle informazioni. Fino ad ora si è utilizzato un diffusissimo sistema di indirizzi numerici, codificati a 32 bit, in grado di identificare sia il sottosistema dove i diversi operatori operano sia gli indirizzi univoci corrispondenti alle macchine connesse in quel momento. E’ il famoso IPv4.</p>
<p>Tale sistema, assolutamente valido nel passato quando gli utenti connessi al World Wide Web erano pochi, risulta oggi insufficiente e pronto al totale collasso. Si tratta di un allarme lanciato già in passato, ma la tragedia annunciata sembrerebbe essere ogni giorno più vicina.</p>
<p>Per ovviare il problema è stato quindi pensato il nuovo protocollo IPv6. Oggi risultano disponibili appena 160 milioni di indirizzi, i quali diminuiscono ad un ritmo di 20 al secondo. E’ quindi necessaria la migrazione verso il protocollo a 128 bit, operazione che numerosi Internet Service Provider hanno già iniziato.</p>
<p>L’operazione dovrebbe essere totalmente trasparente per gli utenti finali, ma coloro che utilizzano Windows XP, ovvero il sistema operativo datato della Microsoft, senza un’opportuna configurazione potrebbero riscontrare problemi.</p>]]></content:encoded>
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<title>Google lancia Editions</title>
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<dc:creator>neolabs</dc:creator>
<description><![CDATA[LE VOCI di un&#8217;entrata di Google nel mercato dei libri elettronici, parecchie negli ultimi tempi, trovano una conferma. Entro l&#8217;anno Big G lancerà Editions, la sua personale<a href="http://www.neolabs.it/archives/google-lancia-editions"> Read More...</a>]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.neolabs.it/wp-content/themes/exiria/scripts/timthumb.php?src=http://www.neolabs.it/wp-content/uploads/2010/12/blog_google_edition.png&amp;w=624&amp;h=213&amp;q=95&amp;zc=1" alt="Google lancia Editions" /><br /><br /><p>LE VOCI di un&#8217;entrata di Google nel mercato dei libri elettronici, parecchie negli ultimi tempi, trovano una conferma. Entro l&#8217;anno Big G lancerà Editions, la sua personale interpretazione del concetto di negozio di e-book. Che mette insieme un servizio di biblioteca digitale (che potrà contare sin dall&#8217;apertura su oltre mezzo milione di titoli) e tre modalità possibili di acquisto. Un modello di fruizione del libro elettronico diversa rispetto a quella offerta dai concorrenti, su tutti Amazon, da poco sbarcato anche in Italia, che vende e-book e anche un ottimo lettore, il Kindle. E che al momento è il leader del settore, con oltre il 60% del mercato. Inizialmente, Editions verrà lanciato in Usa, per arrivare in Europa entro la primavera del 2011.</p>
<p>Come funziona. Il concetto dietro Editions è che l&#8217;utente non acquista una copia digitale scaricabile del libro, ma una versione che rimane sempre a disposizione nella propria libreria elettronica. Niente file Pdf insomma, o marcature antipirateria DRM nei file degli ebook: sarà necessario essere connessi a internet per leggere i propri libri acquistati su Editions, attraverso un comune browser web. In apparenza un limite, in realtà una strategia che differenzia l&#8217;offerta di Big G da quella di Amazon, Barnes &#038; Noble e gli altri, e non inficia la portabilità dei propri acquisti su qualunque piattaforma. E che lascia a Google la libertà di trasformare ogni libro in un&#8217;applicazione web. In pratica si acquista un libro in &#8220;streaming&#8221;, sempre disponibile quando connessi, e nella memoria cache del browser quando disconnessi, ma non un file &#8220;fisico&#8221;. </p>
<p>Prezzi e guadagni. Ogni editore potrà liberamente scegliere il prezzo di copertina dei propri e-book. Per i libri venduti attraverso il bookstore di Google, gli editori avranno diritto al 63% del guadagno, mentre il 37% andrà a Google. Mountain View prevede come seconda possibilità di vendita anche la diffusione attraverso altri negozi di ebook, e in questo caso le percentuali passano dal 45% per gli editori, il 55% al negozio online e una commissione per Google. La terza è l&#8217;acquisto del volume direttamente attraverso il sito dell&#8217;editore, e in questo caso lo schema delle percentuali è ancora in definizione e, secondo l&#8217;azienda, si manterrà piuttosto fluido. <a href="http://books.google.com/support/partner/bin/answer.py?hl=en&#038;answer=167975" target="_blank">In questa pagina</a>, l&#8217;azienda spiega nel dettaglio schemi e accordi commerciali e di distribuzione. Google punta ad un negozio elettronico con prezzi e cataloghi in linea con la concorrenza, ma la possibilità offerta ai piccoli editori di decidere quanto far pagare un libro e come distribuirlo apre uno scenario nuovo per il mercato. La fruizione attraverso il browser permette di non dover acquistare un lettore di ebook appositamente per le Google Editions.</p>]]></content:encoded>
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